Continente Mediterraneo

 

 

Riccardo Chiari, 02.07.2015, “Il Manifesto”

Migranti. Il rapporto dell’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati. Da gennaio a oggi 137mila profughi hanno raggiunto l’Europa. E la maggior parte sono richiedenti asilo

http://ilmanifesto.info/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/01/02soc1-migranti-immigrati-sbarchi-italy-873869.jpg

Nei primi sei mesi dell’anno, 137mila rifu­giati e migranti hanno attra­ver­sato il Medi­ter­ra­neo verso l’Europa. Il con­sun­tivo arriva da un rap­porto dell’Alto com­mis­sa­riato delle Nazioni unite per i rifu­giati (Unhcr), appena pub­bli­cato. Si tratta di una cifra record, visto che i dati evi­den­ziano un aumento dell’83% del numero di sbar­chi da gen­naio a giu­gno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (137mila rispetto ai 75mila del primo seme­stre 2014). Al tempo stesso, il numero è pic­colo rispetto a quanto accade nell’intero pia­neta. Al riguardo, un altro rap­porto dell’Alto com­mis­sa­riato – l’Unhcr Glo­bal Trends – uscito due set­ti­mane fa, spe­ci­fica che nel 2014 a livello mon­diale si sono con­tati 19,5 milioni di rifu­giati, più della metà bam­bini, rispetto ai 16,7 milioni del 2013. Fra que­sti quasi 14 milioni sono da con­si­de­rare migranti for­zati: quat­tro volte il numero del 2010.

La stra­grande mag­gio­ranza delle 137mila per­sone che hanno attra­ver­sato il Medi­ter­ra­neo verso l’Europa durante i primi sei mesi del 2015 sono fug­giti da guerre, con­flitti o per­se­cu­zioni. L’Unhcr pre­cisa che un terzo degli uomini, donne e bam­bini che sono arri­vati via mare in Ita­lia o in Gre­cia pro­ve­ni­vano dalla Siria, il secondo paese di pro­ve­nienza è l’Afganistan, e sul podio fini­sce anche l’Eritrea. In tutti e tre i casi si tratta di donne, uomini e bam­bini da con­si­de­rare rifu­giati. La crisi del Medi­ter­ra­neo è quindi soprat­tutto una crisi di rifu­giati da pro­teg­gere, sot­to­li­nea l’Alto com­mis­sa­riato Onu.

Il rap­porto segnala inol­tre che la rotta del Medi­ter­ra­neo cen­trale — dal nord Africa verso l’Italia — è stata supe­rata dalla via del Medi­ter­ra­neo orien­tale, che dalla Tur­chia porta verso la Gre­cia. Peral­tro il pas­sag­gio dal canale di Sici­lia resta di gran lunga il più peri­co­loso: tra gen­naio e marzo di quest’anno, 479 rifu­giati e migranti sono anne­gati o scom­parsi in mare, rispetto ai 15 nei primi tre mesi del 2014. Nel mese di aprile la situa­zione è peg­gio­rata ulte­rior­mente, visto che in una serie di nau­fragi rav­vi­ci­nati una cifra mai rag­giunta di 1.308 rifu­giati e migranti sono anne­gati o scom­parsi in mare (rispetto ai 42 di aprile 2014). A mag­gio, il numero dei rifu­giati e dei migranti anne­gati o dispersi in mare è sceso a 68, un quarto della cifra del mag­gio 2014 (226).

La ten­denza è con­ti­nuata a giu­gno, con 12 morti rispetto ai 305 del giu­gno 2014.
Il calo delle vit­time negli ultimi ses­santa giorni, osserva l’Alto com­mis­sa­rio Onu per i rifu­giati, Anto­nio Guter­res, è legato al mag­gior impe­gno dei sin­goli stati e delle isti­tu­zioni sovra­na­zio­nali nel sal­va­tag­gio: «E’ il segno che con la giu­sta poli­tica, soste­nuta da una rispo­sta ope­ra­tiva effi­cace, è pos­si­bile sal­vare più vite in mare«. Guter­res non rispar­mia comun­que una stoc­cata: «Men­tre l’Europa discute sulle solu­zioni migliori per affron­tare la crisi nel Medi­ter­ra­neo, dob­biamo essere chiari: la mag­gior parte delle per­sone che arri­vano sono rifu­giati, in cerca di pro­te­zione da guerre e per­se­cu­zioni. L’Europa ha una chiara respon­sa­bi­lità, che è quella di aiu­tare coloro che cer­cano pro­te­zione. Negare que­sta respon­sa­bi­lità equi­vale a minac­ciare le fon­da­menta stesse del sistema uma­ni­ta­rio che l’Europa ha lavo­rato così dura­mente per costruire. I paesi euro­pei devono fare la loro parte per rispon­dere alla crisi dei rifu­giati, in patria e all’estero».

Gli attra­ver­sa­menti del Medi­ter­ra­neo — sot­to­li­nea ancora il rap­porto — aumen­tano in modo signi­fi­ca­tivo nella seconda metà dell’anno, in par­ti­co­lare durante i mesi estivi. Ad esem­pio gli arrivi nella seconda metà del 2014 sono stati quasi il dop­pio di quelli del primo seme­stre. L’Unhcr Glo­bal Trends segnala invece che a livello glo­bale la Siria è il paese da cui ha ori­gine il mag­gior numero di rifu­giati, 3.880.000 alla fine del 2014. L’Afghanistan (2.590.000) e la Soma­lia (1,1 milioni) si clas­si­fi­cano al secondo e al terzo posto. L’effetto diretto, sot­to­li­nea l’Alto com­mis­sa­riato Onu, che le migra­zioni for­zate sono pro­vo­cate da guerre, con­flitti e persecuzioni.

Di que­sto feno­meno epo­cale si è discusso ieri anche a Firenze, durante la con­fe­renza annuale del Migra­tion policy cen­tre dell’Istituto uni­ver­si­ta­rio euro­peo (info www. migrationpolicycentre.eu). Anche Ales­san­dra Ven­tu­rini, vice­di­ret­trice del Migra­tion policy cen­tre, non fa sconti al vec­chio con­ti­nente: «Il man­cato accordo sulle quote al ver­tice di Bru­xel­les ha appena dimo­strato che sull’immigrazione l’Europa stenta a darsi una stra­te­gia. C’è una totale man­canza di visione poli­tica. Si discute, senza risul­tato, di come distri­buirsi 40mila rifu­giati, men­tre in paesi come Siria, Gior­da­nia e Tur­chia aspet­tano una siste­ma­zione in 4 milioni. E comun­que, di fronte al pro­blema nel suo insieme, quello della soli­da­rietà intra euro­pea sui numeri dell’accoglienza è un aspetto minimo».